Il ritorno di Roberto Mancini in azzurro: le parole del CT nella conferenza stampa di presentazione. Tra la voglia di ripartire dopo le delusioni, la scommessa sui giovani talenti, la gestione dei giocatori esperti e la promessa di una squadra votata al bel gioco e alla vittoria, ecco come nasce la nuova Italia del Mancini-bis.
Sandro Mazzola. Voglio unirmi al cordoglio di tutta l’Italia sportiva per la scomparsa di un mito come Sandro. Ecco, ci tenevo a dirlo, insomma, mi faceva piacere. Grazie.
Eccomi, eccomi qua. Buongiorno, ben ritrovato. Allora, prima di tutto una cosa personale: qual è il suo stato d’animo nel trovarsi di nuovo qui, a tre anni e tre mesi dalla sua ultima meno azzurra? Poi invece una cosa sul gruppo che ha scelto: non so se ha avuto modo già di vederli tutti insieme, di parlargli, o se lo farà prima dell’allenamento. Cosa gli dirà? Su quali concetti, diciamo, batterà? Qual è il messaggio che vorrà far passare con loro?
Beh, allora, innanzitutto ieri quando sono tornato ero molto felice, perché comunque abbiamo passato momenti molto belli. Poi, soprattutto quando siamo qua, ci sono le foto che ricordano tutti i trofei: credo che sia la cosa più bella che ci possa essere. Quindi è stato un grande piacere tornare qui.
Per quello che riguarda i ragazzi, il concetto è abbastanza semplice: per vincere, alla fine, devi essere una squadra che gioca bene, che si diverte e che, tutte le volte che si ritrova, ha voglia di fare qualcosa di importante. Quindi questo è il nostro concetto, insomma, quello di divertirsi, soprattutto perché nello sport, se poi non ti diverti, non riesci neanche a raggiungere i risultati.
Noi abbiamo una grande fortuna, ed è che il nostro lavoro coincide con la nostra passione. Diciamo che siamo stati veramente fortunati, e il fatto di essere felici e di giocare per fare qualcosa di bello credo che sia la cosa più importante.
Alessandra D’Angiò. Buon pomeriggio. Abbiamo ritrovato un CT Mancini che non ha perso il gusto di sparigliare le carte nelle convocazioni, di stupire. Allora, ci racconta come ha costruito questo gruppo tra senatori e molti nuovi? E se volesse usare una parola, un aggettivo per descrivere questo gruppo che ha portato qui, al di là delle defezioni, cosa userebbe?
Beh, non è questione di stupire, è questione che se avessi chiamato tutti i giocatori, boh, magari avanti con l’età, avreste detto: «Sempre i soliti giocatori». Io ho chiamato giocatori giovani, ma non per questo: penso che sia giusto avere dei giovani che possiamo conoscere direttamente, perché questa è la cosa più importante per costruire in futuro una squadra molto forte.
Quindi dobbiamo essere veloci nel capire e individuare chi siano i giocatori in grado di durare così per quattro anni. Avrei bisogno di molti più giocatori del solito, anche se ci sono quattro partite, e soprattutto perché vogliamo verificarli direttamente sul campo. Quindi è così.
Radio Rai, Daniele Fortuna. Eccomi. Vorrei capire se c’è una novità forte che vuole portare, soprattutto in questo inizio di questa sua seconda esperienza, oppure se ragiona anche magari su una continuità di concetti ideale. E poi, a proposito di novità, che cosa porta come capo delegazione? Nota: capo delegazione è Anna Bianchelli.
Beh, lei la conoscete tutti: ha fatto la storia di uno sport importantissimo, soprattutto per la mia città. Quindi la conoscevo da tempo, non personalmente, ma posso dire che ha vissuto momenti indimenticabili dello sport italiano, portando con sé una grande esperienza.
E poi, qual era la prima? Ah, no. Il calcio si evolve, a volte spesso bisogna cambiare per cercare di trovare qualcosa che ci porti a raggiungere degli obiettivi. Quindi cercheremo di fare qualcosa di bello, di positivo; chiaramente non è che lo facciamo domani, ci vorrà un po’ di tempo, ma noi ci metteremo il massimo per raggiungere il traguardo il più velocemente possibile.
Marco Nosotti (Sky Sport) e poi Monica Vanali (Sport Mediaset). Buongiorno Roberto, in bocca al lupo, buon lavoro. E mi attacco subito a questa cosa che diceva Daniele, e cioè: d’accordo, noi avevamo visto una bella nazionale costruita tra il doppio play e i 5 offensivi, ti divertivi a trovare soluzioni moderne. Anche però, come li metti insieme in difesa? Calafiori, Di Marco… ti devi inventare qualcosa per farli giocare tutti insieme?
Lasciando stare il fatto che adesso è abbastanza facile: non li mettiamo insieme perché uno è infortunato e l’altro non sta molto bene… però è bello avere questo stimolo. Diciamo che la Nazionale del 2021, una squadra in cui i giocatori erano anche piuttosto giovani, ci faceva pensare che potessero giocare insieme a due o tre elementi, e invece alla fine ci siamo riusciti. Oggi che li abbiamo visti tutti insieme, sono ragazzi che anche fisicamente possono dare tanto, e per noi sarà importante averli tutti a disposizione al più presto.
Ciao Roberto, bentornato. Senti, hai appena detto: «Il calcio si evolve». Però, se noi controlliamo le ultime cinque giornate, ci sono sempre più stranieri che giocano nel nostro campionato, e torniamo ai soliti discorsi che facevi anni fa, che hanno fatto anche gli altri CT. È possibile che questo problema degli stranieri nel nostro campionato non riusciamo a risolverlo? Anziché mandare i giocatori — come, insomma, anche tu giustamente hai chiamato, a Norimberga in Serie B — non sarebbe meglio vederli in Italia? Non c’è una soluzione? Grazie, Roberto.
Vabbè, ma non credo che sia… cioè, noi possiamo lamentarci di quello che vogliamo, ma dobbiamo trovare una soluzione a questo problema. Quindi la soluzione è quella di andare a vedere ed essere veloci nello scegliere certi giocatori che a volte, come in questo caso, ti fanno dire “ma…”, oppure altri che potrebbero avere il doppio passaporto, correndo così il rischio di perderli. Però noi dobbiamo trovare giocatori che abbiano qualità tecniche tali da poter diventare bravi, magari in poco tempo, giocando a un livello alto.
Pizzoferrato (ANSA). Ciao Roberto. Senti, in queste nuove esperienze, queste seconde esperienze in azzurro, ti senti più in debito verso l’ambiente e i tifosi rimasti delusi dalla tua scelta di tre anni fa, o più in credito perché sei stato l’ultimo CT a far vincere qualcosa di importante alla Nazionale?
Credo di no, perché insomma, quello che ormai è passato non conta più nulla, adesso rimarrà lì per sempre. Adesso penso che, quando un tifoso si sente tradito, giustamente si può anche arrabbiare; credo che vada apprezzato anche questo. Quindi, per riconquistarli, credo che bisogna far le cose per bene, cercare di riportare la Nazionale dove merita: forse poi… forse si tranquillizzerà.
Lo Giudice (La Sicilia). Mister, buon pomeriggio, bentornato a casa. Volevo chiederle quanto è stato utile l’interregno di Baldini per permettere di dare il via a questa rivoluzione culturale oltre che sportiva: tanti giovani, si pesca anche nei campionati esteri. La ringrazio.
Vabbè, ma Baldini era il CT dell’Under-21, anche per far conoscere questi ragazzi che magari non tutti conoscevano. Ecco, per quel che riguarda noi direttamente, parliamo di 50 giovani negli anni passati, quindi questo non è un problema che ci tocca, nel senso che poi cerchiamo e vogliamo vederli: se son bravi, li mettono dentro, anche se poi c’è da aspettare un po’ di tempo.
Tomaselli (Corriere della Sera) e poi Fabrizio Patania (Corriere dello Sport). Buongiorno Roberto, bentornato. C’è il rischio che le incertezze legate alla presidenza Malagò possano influire sul tuo lavoro? Non a stretto giro, in questi giorni, ma insomma nella prospettiva delle prossime settimane e mesi? Hai parlato col presidente di questo?
Sì, ho parlato col presidente, è molto tranquillo, cioè mi ha tranquillizzato. Quindi noi dobbiamo pensare a quello che è il nostro lavoro in questo momento, pensare a far bene e a vincere la prima partita col Belgio, che non sarà così semplice. Quindi è importante per noi pensare a quello che dobbiamo fare in questo momento.
Ciao Roberto, ben ritrovato, bentornato qui a Coverciano. Ti volevo chiedere: prima dicevi del concetto che tu hai trasmesso agli azzurri, cioè quello di divertirsi, di stare bene insieme. Qui è una fase un po’ di studio, poi ti servono anche i risultati: hai fatto un mix tra giovani da scoprire e qualcuno che apparteneva già alla vecchia gestione o che addirittura ha vinto il campionato d’Europa con te. Ti volevo chiedere cosa chiedi a quelli più esperti — tra l’altro ne abbiamo persi un paio nelle ultime ore, ecco, se poi ci spieghi le motivazioni precise — e cosa ti aspetti invece dai giovani che hai chiamato, cosa vuoi vedere?
Dai giocatori esperti niente, che diano una mano ad inserirsi ai giocatori un po’ più giovani, soprattutto quelli proprio giovani che magari non conoscono bene la nazionale e quindi neanche l’importanza a volte. Quindi credo che i giocatori più esperti servono anche a questo, sul campo a dargli una mano. I giovani che mettono a disposizione della squadra tutto quello che hanno: quando un giovane gioca tranquillo, spensierato, riesce a fare in campo cose che magari quando hai più esperienza o sei un po’ più avanti con l’età non fai, pensi troppo. Un po’ di spensieratezza credo che sia molto importante.
Gazzetta dello Sport, Fabio Licari. Buongiorno mister. Una domanda: lei pensa che ci siano le premesse in questo ciclo per ripetere quello che è accaduto nel suo primo periodo 2018-2021, che non significa vincere, perché la vittoria non la può programmare nessuno, però riproporre una nazionale con un certo tipo di gioco dominante, col possesso coinvolgente e via dicendo, oppure si riparte dai momenti negativi del suo secondo ciclo, proseguiti con Spalletti e con Gattuso?
No, io parto sinceramente per avere una squadra che domina, una squadra che giochi bene, una squadra che riesca sempre a dare il massimo. Poi non si può sempre vincere, chiaro, ma noi cercheremo di partire per far questo, per vincere. Noi siamo tutti molto positivi, quindi di negativo non abbiamo niente.
Sergio Baldini (Tuttosport). Buongiorno mister. A proposito proprio del suo primo ciclo, lei trovò una squadra che era reduce dal trauma della prima mancata qualificazione ai Mondiali e riuscì a ridare entusiasmo e fiducia ai giocatori. Ora trova di nuovo una squadra che è reduce dal trauma della terza mancata qualificazione. Come si riaccende l’entusiasmo? Come si scaccia magari la paura del fallimento, visto che la prima volta le era riuscito? Come si fa a livello mentale a ricaricare la squadra? Grazie.
Ci sono molti giovani che non c’erano prima, quindi sono qui per la prima volta e credo che siano molto felici di esserlo. Vogliono dare il massimo per la nazionale. E poi, ripeto, uno può anche pensare alle cose negative, ma quando parte per fare qualcosa, lo fa perché è sicuro di realizzare qualcosa di bello, che farà divertire i tifosi, e sicuramente nei prossimi quattro anni porteremo a casa dei risultati. Io sono sicuro di questo: vedo che hanno qualità e che hanno solo bisogno di essere messi alla prova e di avere la possibilità di giocare.
Gianluca (La stampa). Buongiorno, volevo chiederle: a livello tattico, questo gruppo di 34 giocatori, ci sono, come dire, calciatori con tante caratteristiche differenti. Ma quale sarà la base di partenza? Cioè, un 4-3-3? Si giocherà con due attaccanti, invece magari Kean, Esposito? Cioè, a livello proprio tattico, come la imposterà questa Nazionale? Grazie.
Beh, diciamo che, a parte qualche giocatore infortunato che abbiamo adesso e che speriamo di recuperare almeno per le ultime due partite di novembre, vediamo e valutiamo, perché abbiamo diverse soluzioni: noi siamo aperti a qualsiasi tipo di situazione tattica. Abbiamo… possiamo giocare con le due punte, possiamo giocare a 4-3-3, possiamo giocare in diversi modi, perché comunque abbiamo giocatori che in campionato sono abituati a giocare in un certo modo, quindi li vedremo cambiare un po’ e che poi sono capaci di farlo. Quindi le soluzioni sono abbastanza aperte. Adesso, quando inizieremo ad allenarci, poi vedremo in questi giorni.
Alessandro Angeloni (Il Messaggero). Ecco, buongiorno. Buongiorno, volevo sapere se tra questi giovani che vuole osservare in questo periodo c’è qualcuno che invece vedremo già subito all’opera, non magari con il Belgio o comunque una di queste partite, se c’è qualcuno più avanti rispetto agli altri.
Beh, adesso conta molto anche il fatto che, essendo l’inizio, ci sono giocatori che magari hanno giocato poco e altri che hanno giocato le prime cinque-sei partite tra campionato e coppa, nei vari campionati esteri o italiani. Quindi in questo momento conta anche questo: chi ha già dei punti nelle gambe, perché poi a settembre abbiamo sempre un po’ di difficoltà all’inizio. Valuteremo quindi anche questo aspetto legato alla condizione fisica dei giocatori, che stanno via via migliorando.
Brunella Ciullini (ANSA). Grazie. Sì, ciao Roberto, bentrovato e buon lavoro. Una cosa al volo: c’è una cosa che comunque ora, pronti via, per questa tua esperienza bis da CT ti incuriosisce in maniera particolare? Stai vivendo questa come una sfida o come un’ulteriore capitolo della tua carriera? Grazie.
No, come tutte e due. Come tutte e due. Come tutte e due. Poi sono qua per vincere, non sono qua per… cioè, non inizio mai per perdere. Quindi io cercherò di vincere il più velocemente possibile, se ce la faremo, e quindi questo è l’obiettivo che abbiamo. E poi sono veramente curioso di vedere i ragazzi un po’ più giovani all’opera, perché costruire una squadra con questi ragazzi qua è una cosa che mi incuriosisce molto, e sono sicuro che avremo delle soddisfazioni.
Dumbia. Lei come si spiega il ritardo – sì, il ritardo è la parola giusta – dell’Italia in paragone con la Spagna o la Francia per fare giocare questo tipo di giocatore?
Ma negli altri anni non avevamo tanti… Stanno venendo fuori adesso tutti insieme, quindi siamo felici anche per questo. Cioè, sono giocatori che hanno qualità tecniche, che hanno fisicità. Quindi gli altri anni, nella mia prima esperienza, non avevamo tanti giocatori così; anzi, eravamo una nazionale che fisicamente, insomma, concedeva tanto agli avversari sul campo, però poi avevamo delle qualità tecniche enormi e siamo riusciti a fare dei risultati positivi.

